Tornare in forma con il fitness si può. Si tratta sicuramente di uno dei metodi più validi per ottenere un buono stato di forma e se abbinato al cardiofitness e allo stretching i risultati sono ancora più evidenti. In particolare è possibile incrementare forza e resistenza muscolare, mobilità articolare, capacità ed efficienza aerobica, fiducia in se stessi e serenità. Grazie alla pratica di questo genere d’attività fisica, si allontanano i rischi di numerose malattie: stress, ipertensione, sovrappeso, colesteroloemia, triglicerididemia, patologie articolari e scheletriche, diabete. Con il fitness è possibile prevenire particolarmente le malattie cardiovascolari che rappresentano la più diffusa causa di morte nei Paesi occidentali. Inoltre, l’attività fisica può aiutare molti soggetti a far fronte a tensioni e instabilità emotive e, ad esempio, a liberarsi dal tabagismo (altro fattore di rischio cardiovascolare) o quanto meno a ridurlo.

Il movimento, comunque esso sia praticato, fa benissimo alla salute. C’è però da tenere presente che moto e fitness fanno ancora meglio se praticati dall’infanzia alla vecchiaia adattandole via via all’età e alle capacità dell’individuo. Moderazione e regolarità di vita sono le migliori garanzie di efficienza fisica. Un’ultima considerazione che occorre fare è che un fisico allenato riesce a sopportare meglio le emergenze in caso di necessità. Ciò in quanto avrà a disposizione più riserve sia dal punto di vista cardiovascolare che dell’apparato respiratorio. Più forza, inoltre, a disposizione dell’apparato neuromuscolare anche per l’esecuzione di movimenti eventualmente richiesti in caso di emergenza.

La salute neurologica dipende tanto dai segnali che i nostri muscoli inviano al cervello quanto dalle informazioni che dallo stesso cervello vanno ai muscoli. È quanto emerge da uno studio effettuato dall’università Degli Studi di Milano, che ha esplorato il contributo che il movimento può dare alla salute di neuroni. Tuttavia questo legame è ancora più profondo di quanto si pensi.
Un gruppo di ricercatori guidato da Daniele Bottai del Dipartimento di scienze della Statale, in collaborazione con l’università degli Studi di Pavia, si è chiesto se il risultato clinico di alcune malattie neurologiche è dovuto alla patologia in sé – per esempio alle lesioni del midollo spinale nel caso del danno midollare, o alla mutazione genica nel caso della atrofia muscolare spinale – o è la conseguenza della ridotta capacità di movimento indotta dalla malattia, che peggiora ulteriormente l’impatto della malattia primaria.

sports_chiro-300x200 I tuoi neuroni a prova di salute? Fai del sano movimento. Lo dice la scienza made in italyE quello che hanno osservato supporta l’idea che “le persone che non sono in grado di fare movimenti antigravitari, come i pazienti con importanti limitazioni di movimento causate da patologie neurologiche e non, o come gli astronauti in viaggio prolungato in condizioni di microgravità, non solo perdono massa muscolare, ma subiscono una alterazione del metabolismo in alcune aree del sistema nervoso centrale”. Questi risultati – concludono gli esperti – forniscono una nuova indicazione sul perché pazienti con lesione del midollo spinale, atrofia muscolare spinale, atrofia laterale amiotrofica, sclerosi multipla e altre malattie neurologiche spesso peggiorano rapidamente proprio in corrispondenza del momento nel quale il loro movimento subisce una drastica limitazione.